*di miele nel vino,
di fate imperfette
e d'altre intonazioni*
al(é)
cheffavola
come lo dice lei...
l'orso e la luna
motivAzioni
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ottobre
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saltino
sul fiume
retorico in Credo alla mia trist...
almostblue58 in Credo alla mia trist...

La morale migliore in questo mondo, dove i pazzi sono i più savi di tutti, è ancora dimenticare l'ora.
[p. v.]
Che posti saranno i nostri porti franchi? Quali
saranno i luoghi che la nostra immaginazione,
i nostri desideri, il nostro bisogno di
incantesimi dovranno frequentare per ricavare
dalla vita qualcosa di meglio della realtà? Chi
lo sa. Dobbiamo cercare il caso perché ci
regali altri rifugi, altri territori per l’innocenza
e il rischio, la fierezza e le follie.
[a.m.]
...Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l'amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono (s)posarsi su di esso le coincidenze, come gli uccelli sulle spalle di Francesco d'Assisi...
[m. k.] Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualche cosa da ciò che era prima in qualcos'altro che porti poi la nostra impronta. La differenza tra l'uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere sta nel tocco, diceva. Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, su quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta una vita. [r. b.] Ed è così naturale attraversare la strada,salire i gradini del ponte, penetrare nella sua sottile vita ed avvicinarmi alla Maga, che sorrideva senza sorpresa, convinta quanto me che incontrarsi per caso non era un caso nelle nostre vite, e che la gente che si dà appuntamenti precisi è la medesima che ha bisogno del foglio a righe per scriversi o che preme dal basso il tubetto del dentifricio. [j. c.] Io non so perché guardando l’acqua del
mare / mi salta al petto una gioia di figlio con la / madre […] Io non so se la bellezza è
questa accademia di / centimetri, se la bellezza, la bellezza è questa / carnevalesca
decadenza di saltimbanchi, / io non mi spiego la crocifissione / della grazia. [m. g.] Tel brille au second rang qui s'éclipse au premier. [v.]
Credo alla mia tristezza di ieri.
A quella di oggi.
E a questo risveglio lento,
svogliato.
Da non svegliarsi mai.
Credo alla pellicola incantata del sabato,
a quella della domenica.
E spiccioli di lunedì.
Credo alla leggerezza incauta,
alla paralisi del pianto,
al sorriso in fuga,
al sole che non entra.
Credo ai miei errori,
a ogni passo messo male,
a quei regali scartati troppo in fretta,
a una cena preparata con cura
e apparecchiata in terra,
alla carezza, credo,
e alla mia mano calda
che succhia via il dolore.
Credo al divano che t’accoglie,
al sonno che ti prende,
ai cuori che ti mancano,
sotto lo sterno e ovunque.
Credo a un silenzio urlato,
allo schiaffo mancato,
credo a una cattiveria
cui non avrei creduto mai.
Ai miei lividi, credo.
Macchie di superficie e sotto pelle,
rigurgiti di giorni senz'amore,
E bui.
Credo alla libertà di scegliere,
a quella di decidere,
a quella di volere
e di non volere più.
Credo alle schiavitù:
al giogo d’uno schermo,
al morso che non spezza,
a un film che conta troppo,
al mondo orizzontale.
E in mezzo ci sei tu.
